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…alle volte, il caso…
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Una scelta che cambia le cose

Era da un bel po’ di tempo che ci stavo pensando… sapevo che non era una cosa semplicissima, che avrei avuto problemi di ogni tipo e che qualcuno mi avrebbe guardato in cagnesco per il resto della mia esistenza. Ma ci sono momenti in cui uno si guarda allo specchio, si vede cresciuto, con tanto di barba e calvizie avanzata, ripensa a cosa ha fatto finora della sua vita, alle occasioni sprecate, al tempo perduto, ma anche ai momenti felici, ai propri cari. In quei momenti ci si può sentire nullità, oppure si può avere l’impressione di sfiorare l’incomprensibile perfezione propria degli esseri superiori che le varie religioni chiamano a vario titolo “divinità”.
In quei momenti, in genere, si ha l’opportunità di scegliere. Scegliere se piegarsi alla banalità di una vita omologata oppure dare un colpo di coda con tutte le proprie forze, risalendo la china e tirandosi fuori dalla mediocrità.
Io, in un momento del genere, ho installato Linux. Sull’iBook.

Quella che segue è pressappoco la cronistoria di un’installazione in sé non troppo problematica, ma pur sempre appassionante, almeno per il sottoscritto. Spero che qualcuno possa trarne, in mezzo alle boiate, almeno qualcosa di utile nel caso dovesse trovarsi nella mia stessa situazione.

Passo 1. La scelta della distribuzione

Questo è stato nel complesso il passaggio meno sofferto: la scelta è caduta subito su Ubuntu. La utilizzo da ormai un annetto su un paio di pc (il desktop di casa e il laptop dell’ufficio), non ho mai avuto grossi problemi, anzi. La considero una distro molto semplice ma non banale, dotata di un ottimo sistema di gestione dei pacchetti, con un buon riconoscimento hardware e tutto il resto. Di queste cose parlano già tanti blogger, non voglio tediare oltre i miei già sparuti lettori.
Dico solo per completezza che la versione utilizzata per l’installazione iniziale era una 6.10 (nome in codice Edgy Eft, aggiornata in seguito a 7.10 (Gutsy Gibbon).

Passo 2. La configurazione della macchina

Dicevo nel post precedente che il mio ultimo investimento è stato un hard disk da 160 Giga per il mio iBook. Bene, il disco è era mono-partizione. La procedura di partizionamento guidato, molto semplice se si usano tool grafici come l’ottimo gdisk di Gnome, si è conclusa in pochi minuti con un ridimensionamento a circa 120 Giga della partizione di MacOS. Nello spazio libero ricavato ritaglio 2 Giga di swap e 38 Giga circa di partizione ext3 per piazzarci Linux. A questo punto, il primo problema: l’installer mi dice che manca una partizione NewWorld per installare yaboot, il boot loader da usare su queste particolari macchine. Mi informo, e scopro che tale partizione (piccola piccola, neanche 1 Mb) deve essere formattata in nfs. Ok, ma gdisk non me lo consente. Leggo e rileggo altri forum et similia per scoprire ciò che, ahimè, già sapevo: esiste un tool da linea di comando per fare questo lavoro, si chiama mac-fdisk. Dico ahimè perchè in un’occasione l’avevo visto usare al buon Flavio, ed ero rimasto sorpreso dalla complessità di questo programma. No no no, troppo sbattimento, non posso credere che il team di Ubuntu non abbia già pensato a tutto.
Ad un tratto un’illuminazione: provo a piallare tutto lo spazio non-Mac (usando le Utility Disco del MacOS) e a riavviare l’installazione di Ubuntu: scelgo l’opzione “utilizza il più ampio spazio contiguo disponibile” e lui mi individua la partizione da 40 Giga, creando in automatico swap, root, ma soprattutto la partizione yaboot. Brindisi!

Passo 3. L’installazione

Che dire, l’installazione di Edgy è andata via liscia liscia: non avendo a disposizione una connessione veloce mi sono dovuto accontentare del sistema base, senza neanche il supporto completo all’Italiano, ma tant’è. Fin qui nessun altro problema, finchè non mi è venuta la malaugurata idea di fare l’aggiornamento diretto alla versione 7.10, senza passare da Feisty, che è intermedia. Il tutto, ovviamente, via rete.
Un disastro: pacchetti che andavano in conflitto come se non ci fosse un domani,kernel introvabile, gente che scopriva d’un tratto di avere poteri paranormali… insomma, un bel casino.

Passo 4. La reinstallazione e i danni collaterali

Dopo la disfatta ho deciso di reinstallare usando una versione live di Gutsy , ma l’installer mi abbandonava sul più bello, all’atto di recuperare i pacchetti aggiuntivi dalla rete.Ho provato con una alternate, e stavolta è andato tutto bene.

Solo un paio di altri sminchiamenti, giusto per usare un francesismo:

1. l’applet NetworkManager di Gnome mi mandava la CPU al 100% senza apparente motivo. L’ho disinstallata per ora, non ne sento la mancanza. Se mai la sentissi mi andrò a documentare;

2. la sospensione a disco funziona, col piccolo inconveniente che non riesco ad uscirne;

3. tilda, il terminale a discesa in stile Quake, ogni tanto si incanta.
Edit: questo mi succede pure sul pc di casa, credo sia un problema gentilmente introdotto da tilda…

Per il resto tutto sembra funzionare a meraviglia. Pensavo di avere grossi problemi nell’abilitare la scheda wifi, ma il “Gestore Driver con Restrizioni” di Ubuntu non ha fatto una piega: si è gentilmente offerto di scaricarmi lui il driver proprietario (per Windows) della scheda e di ritagliarne il firmware per l’utilizzo sotto Linux.

Et voilà, ora Linux parte, anche se sento la necessità di scrivere a breve qualcosa su yaboot, il mio nuovo amico…

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Posted in Linux 2 years, 10 months ago at 17:20.

2 comments

2 Replies

  1. A parte il commento sulla calvizie che aumenta… devo dire che… ci hai un sacco di tempo da buttare via! ;-P
    L’esperimento e’ interessante, ma la domanda e’: perche’? Ci farai davvero qualcosa con quella distribuzione o e’ solo lo sperimentare di una mente divina? ;-)

  2. @Azael: vedremo… beh per ora sto usando MacOS senza ritegno, ma per alcune cose (soprattutto per le tecnologie assistive) mi farà comodo portarmi dietro anche un pinguino…


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