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…alle volte, il caso…
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Donna sapiens

Stamattina ho avuto la fortuna e il piacere di assistere al conferimento della Laurea Honoris Causa ad una delle persone e delle scienziate più straordinarie del nostro tempo: Rita Levi-Montalcini.

Rita Levi-Montalcini

Questo premio Nobel ha intrattenuto, parlando per circa 20 minuti, una platea nutritissima, fatta di studenti, docenti, autorità.

Commoventi e a tratti divertenti i racconti dei suoi ricordi: dalla camera da letto in cui, “un po’ come Robinson Crusoe”,  la giovane Rita aveva costruito un laboratorio in tempo di guerra, alle minacce fasciste e antisemite verso la sua famiglia, a Stoccolma, ci ha mostrato come sia possibile vivere una vita al servizio della Scienza.

Toccante la citazione del suo amico Primo Levi, che affermava che la felicità in terra è credere nell’importanza del proprio lavoro, seguita dall’esortazione rivolta a tutti i giovani presenti a mettere tutte le proprie capacità e le proprie energie in ogni impresa delle proprie vite.

Scrosci di applausi e standing ovation.

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Posted in Milano 2 years, 7 months ago at 15:23.

2 comments

2 Replies

  1. Alle volte mi chiedo: scrosci e applausi per cosa? Certo quelle che ha detto sono belle parole, ma… sono anche quelle che un giovane d’oggi VUOLE farsi sentire. Perche’ oggi i giovani non possono che avere paura del futuro (lavoro, stabilita’ politica e quindi sociale, aspettative, criminalita’) e sentirsi dire che basta credere nel proprio lavoro per essere felici lo rende cosi’ abbordabile, cosi’ vicino, cosi’ tangibile.

    Su cosa sia poi la felicita’… chiedo ancora piu’ provocatorio: esiste una felicita’ che va bene per tutti?

    Cosi’… oggi mi sentivo un po’ polemico, e ne hai fatto le spese tu… ;-)

  2. @Azael: Sarà perchè sei vecchio :)

    Scherzi a parte, devo precisare che gli scrosci di applausi erano diretti più alla sua venerabile persona, che alle parole che ho citato.

    In ogni caso, ritengo che (purtroppo) siano ancora troppo pochi i giovani ansiosi di ottenere appagamento dal proprio lavoro, dai propri sforzi, dai propri sacrifici. Basta guardarsi intorno, fare due domande a chi, per esempio, si iscrive all’università. Quando lavoravo a Bergamo mi è capitato più volte di vedere diciannovenni che venivano a chiedere “ma se mi iscrivo al tal corso di laurea, quante possibilità ho di trovare lavoro?”

    Non so se mi spiego: per molti è più importante scegliere la convenienza, rispetto alla passione. E’ sempre più raro trovare gente che dice:
    “Mi iscrivo a storia perchè, cazzo, mi piace la storia!”

    Penso che se qualcosa, in questo senso, cambiasse, forse non avremmo la felicità di cui tu domandi, ma ci saremmo almeno avvicinati di un piccolo passo…


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