Andrea, ci dai un compito?
mag 11
Quando ero piccolo e paffuto non amavo molto i compiti, ma del resto credo non li ami nessun bambino. Eppure una dozzina di giorni fa, mentre ero in visita a una classe in cui è integrato uno dei bambini disabili con cui lavoro, dopo aver mostrato il laptop XO mi sono proprio sentito chiedere:
“Andrea, ci dai un compito?”
Ore 13.00 di un soleggiato mercoledì di maggio: raggiungo la scuola 62 di Sayago, un quartiere della parte nord di Montevideo. È la seconda volta che vengo qui, ma la prima da solo: incontro sulla porta d’ingresso la direttrice, mi saluta, mi faccio riconoscere. Parliamo un paio di minuti e propongo, in cambio della disponibilità con cui sono stato accolto per svolgere il mio lavoro di ricerca sul campo, di impartire qualche lezione pratica sull’uso del mini laptop. Entusiasmo, bene. Qui tutti hanno un po’ paura di trovarsi soli ad affrontare questa benedetta nuova tecnologia, praticamente imposta dall’alto. Ogni aiuto è considerato prezioso, quindi vedremo di organizzare qualche incontro con le maestre.
Oggi sono qui per altro, devo fare la conoscenza di una classe di bambini. Ci spostiamo verso l’aula dove è previsto il mio intervento di oggi e dei mercoledì a venire.
I bambini, vedendomi entrare, esultano.
“Maestra! È tornato l’Italiano!”
Quando la settimana precedente mi avevano chiesto un compito, leggendo negli occhi dei bimbi tanta voglia di stringere tra le mani questo giocattolino tecnologico bianco e verde, avevo risposto sorridente:
“Va bene, per la prossima settimana portatemi il disegno di un computer!”
Non credevo lo volessero fare davvero, eppure così è stato: appena entrato in aula ricevo dalle bimbe una quantità di fogli cosparsi di cuoricini con al centro un XO sorridente, poi dai maschietti fogli spiegazzati con disegni molto minuziosi di testiere, monitor e antenne, persino un modellino ritagliato e piegato, tridimensionale!
Tutto molto bello, per quanto il contesto in cui mi trovo a lavorare sembri spesso necessitare di ben altro che di un computer per ogni bambino. Eppure queste piccole pesti, con il loro entusiasmo, sono contagiose…


Questo è il mio weblog personale.
Una pregunta: ?Insegni anche a me ad usare la computadora?
Troppo belli questi disegni!!! Anche le foto che mi mandi…con tutti quei fiocconi sui grembiulini!!!
Buon lavoro!!!
Laura
A volte mi domando perché i bambini vogliono così tanto portare a casa dei compiti. Guarda che molte volte li chiedono, specie all’inizio dell’anno scolastico. Forse è un modo di dire “guarda come sono bravo! lasciami dimostrarlo”. Non lo saprei dire proprio con certezza… Quello che importa in realtà è sicuro che rimarrai nella memoria di questi bambini che hai visitato, e quello è più importante delle altre cose.
Poi, è notevole la speranza e l’illusione che c’è attorno al Plan Ceibal. “Profe, ¿usted va a trabajar con la equis-o también?” è una domanda che devo rispondere ogni giorno ai bambini.
Anch’io voglio vedere come sarà fare lezione quando ci sarà “one laptop per child”. Veramente voglio essere un testimone di come quest’innovazione tecnologica s’inserirà nell’aula, e delle ripercussioni che avrà nell’insegnamento, e più che altro, nel modo di concepire il mondo e i rapporti sociali quando tutti i bambini avranno accesso all’informazione.
Il tempo dirà come andrà tutto. Speriamo bene!
Domattina vado alla classe che hai visitato. Chiederò ai bambini com’è andata la visita!
Un abbraccio,
J.