Di nuovo in viaggio

mag 05

Maggio è appena iniziato, ma per me sarà un maggio strano: per il secondo anno consecutivo mi perderò l’esplosione della primavera – che, comunque, non è sembrata finora molto esplosiva… – e mi immergerò nell’autunno Uruguayo. Come l’anno scorso, ma stavolta per un periodo più breve, un mese scarso. Scrivo queste righe mentre, per dirla un po’ alla Baricco, ho sotto il sedere qualche centimetro di sedile, la stiva di un aereo e poi qualche chilometro di vuoto, ma nelle orecchie la musica che il mio iPod seleziona premurosamente per me. Sembra in grado di percepire i miei stati d’animo, alternando canti tradizionali irlandesi, che parlano per lo più di addii e di partenze, a una cover di Losing my religion cantata da Tori Amos..

Il pilota ha appena annunciato che l’itinerario previsto ci porterà a sorvolare il Sahara, speriamo non ci siano nuvole. C’è una telecamera sulla coda che mostra l’aereo dall’alto, davanti e sotto di noi ci sono molte nuvole, almeno per ora.

Mentre scrivo mi immagino l’arrivo a Montevideo, che in realtà sarà solo domani. Per stanotte mi fermerò a Buenos Aires, in un B&B della Recoleta, quartiere turistico e molto pittoresco. Le foto sul sito promettono molto bene, con quello stile un po’ decadente che tanto mi piace e che è un po’ tipico di questa parte di mondo. Mi immagino l’arrivo a Montevideo di domani, quando potrò riabbracciare amici, rivedere strade e spiagge, riannusare odori, raccontare storie. Stanotte, mentre mi rigiravo nel letto nel vano tentativo di prendere sonno, onde di parole in Spagnolo – anzi, in Rioplatense – emergevano continuamente dai miei pensieri e delle mie preoccupazioni. Ho davanti l’ultima parte – cruciale – del mio lavoro sul campo, che mi permetterà di concludere la mia tesi di dottorato in modo dignitoso. A questo pensiero fisso si mescolano frasi, interi discorsi che dovrò presto fare, spiccano le espressioni idiomatiche, che mi sono rimaste appiccicate allo Spagnolo scolastico che conoscevo e che ora mi sembra di non poter ricordare più, sepolto com’è sotto i , i vos, i che, le y e le ll che suonano identiche (al punto che in Uruguay ho visto bambini che invece di scrivere yo si lanciavano in imporbabili llo).

Presto rivedrò soprattutto i bambini, quelli che l’anno scorso mi hanno dato tante soddisfazioni e che ora, chissà… saranno diventati tutti smanettoni? Avranno imparato a ricompilarsi il kernel, sulle loro macchinette infestanti piene di software libero? Mi sa di no, ma so che mi divertirò ancora con loro. Ho intenzione di tornare presto a visitare il Borro, una delle zone più povere e desolate di Montevideo, dove la spazzatura è lavoro, la droga una necessità, la scuola un’isola felice, la vita, ahimè, spazzatura.. Un cerchio che si chiude tristemente. Mi ci hanno invitato alcune maestre conosciute l’anno scorso, non mancherò l’occasione di portare un po’ di quel che so anche lì dove gli autoctoni hanno paura a mettere piede.

***

Ora ho pure pranzato, con il classico vassoio da aereo dove non si capisce quale plastica faccia parte del packaging e quale sia quella da mangiare.. Dietro di me ho due bambini che ogni dieci minuti frignano per qualcosa, ma fortunatamente l’iPod riesce a sovrastare le loro vocine. Ora il mio fido player musicale mi propone “The hill”, dalla colonna sonora di Once, film molto bello, dove ad un certo punto si scopre che la protagonista femminile vive a due palazzi di distanza da dove una volta, con la mia metà, ho preso in affitto un appartamentino per le vacanze. A Dublino, ovvio.

Toh, il Sahara… me lo aspettavo proprio così: color sabbia.

Le hostess sono appena passate a consegnare una copia del modulo da compilare per l’ufficio immigrazione, che mi riporta con i piedi per terra – metaforicamente parlando – e risveglia in me un ricordo che avevo Freudianamente rimosso: la burocrazia. Questo è il primo di quei tre o quattro moduli di dati anagrafici e domande varie sul mio bagaglio che dovrò compilare tra oggi e domani.

Stamattina mi sono letto mezzo Wired di maggio nel tragitto Milano-Madrid: proprio un anno fa su quella rivista, che molti sembrano adorare al di là di ogni logica, mentre altri denigrano, ci era finito proprio il sottoscritto. Proprio gazie al fatto di essere in Uruguay. E ora che ci sto tornando, Negroponte ha già annunciato l’arrivo per il 2012 di un XO 3 in formato tablet, cioè la versione povera dell’iPad che è il discusso oggetto tecnologico del momento. E proprio dalle pagine di Wired mi dice: mettermo 100 libri su ogni computer, con la possibilità di condividerli. Così ogni bambino di un villaggio africano ne avrà a disposizione centinaia e centinaia. Migliaia. Decine di migliaia, a seconda delle dimensioni del villaggio. Forte. Ma serve un tablet?

Bah, mi sa che ora mi metterò a sistemare un po’ il capitolo della mia tesi dedicato al progetto, per ammazzare il tempo. Riuscirò a pubblicare questo post solo stasera, quando arriverò al B&B, perciò se siete arrivati a leggere fino a qui, sappiate che molto probabilmente in questo momento sto dormendo, o sono su un traghetto, nel mezzo del Rio de la PLata…

2 comments

  1. Jacopo /

    Grazie di averci portati con te su quel volo… davvero…

  2. Mamma mia che pelle d’oca………. sempre meticoloso.

    Spero, anzi sono sicuro che sarà una bella esperienza!

    Buon lavoro

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  1. qwerty » Back from Barcelona :) - [...] sui miei spostamenti… Dopo il quasi-mese trascorso in Uruguay a Maggio, di cui ho parlato qui, qui e qui, ...

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